Pizzo Arera, tenda e via lattea

La Fatica è parte del gioco.

La scorsa volta ho scritto di come non senta la fatica quando entro nel flusso. Non è propriamente vero. Il fatto è che la fatica è parte del gioco e ci devi fare amicizia, devi accoglierla e accettarla in quanto tale. Non sono un atleta e non mi sottopongo ad allenamenti, esco in montagna e camminare e ogni uscita è una sorta di allenamento ma poco importa, ogni escursione porta con sé delle fatiche. Ma questo è il bello. Come quando cammini e hai fame e una semplice mela sembra il cibo più buono del mondo, così succede con tutto. La montagna dona grandi viste e panorami ma vanno sudati. Non uso apposta il termine “conquistati” perché sento che rappresenti un’altra idea di montagna, quella delle vette, del superamento dei limiti, dei record. Ma il sudore, quello non manca mai.

Pizzo Arera. Per l’idea di cui parlo nello scorso articolo, mi interessa meno raggiungerlo e “conquistarlo” piuttosto che dormire al suo cospetto, ammirarlo dal basso con il rispetto e la gratitudine di chi vuole tornare per una notte ad immergersi nella natura selvaggia. Questa volta due amici si uniscono, siamo in 3 e portiamo ciascuno la sua tenda; uno dei motivi per cui esco è quello di fotografare lo spettacolo in cui ci immergiamo per chi in quel momento non è presente ed ero sicuro che tre tende sotto l’Arera avrebbero fatto la loro bella figura. Il cammino è poco per tempo e dislivello ma impegnativo a livello di gambe, soprattutto per il peso degli zaini che, sapendo di dover camminare poco, avevamo caricato troppo. Partiamo tardi, verso le 18 e montiamo le tende alle 20.30, con il sole che si abbassa preparando una fantastica notte stellata. Accendiamo un piccolo fuoco, fortunati di averne trovato uno vecchio e cuciniamo. Il tramonto è poetico ma la notte sarà qualcosa di spettacolare. Cielo limpido e via lattea appena sopra l’Arera; uno spettacolo in cui nemmeno speravamo!

E a questo punto, quando qualcuno mi chiede perché esco, che voglia ho di dormire per terra, al freddo, in una tenda, rispondo con queste fotografie.

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